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Argomentazioni sulle tesi esoteriche
Scritto da Administrator   
Giovedì 05 Agosto 2010 19:00

Da duemila anni assistiamo alla falsificazione della storia. La Cultura ha fatto in modo che nei secoli la menzogna abbia preso totalmente il posto della verità. Compito del nostro Istituto, per quel che possiamo, è restituire la dignità alla storia e la storia alla verità. Se questo compito potrà sembrare pretenzioso a chi ormai dalla menzogna è stato totalmente condizionato nel pensiero e nell’azione, abbia la buona volontà di seguirci almeno per un poco, e si renderà conto di essere stato turlupinato su tutto, in ogni momento della sua esistenza.

I Rosa + Croce

I Rosa+Croce rappresentano, culturalmente parlando, uno dei più colossali enigmi della storia; uno di quegli argomenti, come tanti altri, sui quali potersi fantasticamente sbizzarrire, per impinguare i polpettoni demenziali, che i media sempre più frequentemente propongono, contrabbandandoli per "programmi culturali". In realtà, se noi conosciamo la differenza tra "cultura" e "sapienza", da considerarsi definizioni di significato antitetico, quei programmi rappresentano a tutto tondo dei perfetti "manifesti culturali", in cui la mistificazione tra menzogna e verità ha ormai raggiunto la propria demagogica perfezione.

Introdursi nell’argomento non è facile, perché i Rosa+Croce rappresentano la continuità di una situazione precedente, della quale trattiamo negli spazi ad essa dedicati, e della quale la storia ufficiale non sa praticamente nulla, ancorché la letteratura becera sia in proposito esorbitante. Intendiamo parlare dell’Ordine dei Templari. Di costoro, tolte le illazioni, le menzogne e le invenzioni, ciò che la storia culturale veridicamente riferisce si riduce a due cose soltanto: lo scioglimento dell’Ordine per via amministrativa, decretato da papa Clemente V, con bolla "Vox in excelso" del 3 aprile 1312, e il supplizio dell’ultimo Gran Maestro, 18 marzo 1314, con cui si sigilla l’estinzione formale della loro esistenza. La cultura storica, prostituita al sistema, non solo ignora, ma vieppiù pretende di ignorare, che l’Ordine cavalleresco più famoso del mondo non era un’entità a sé stante e autonoma, ma rispondeva - nella precisa riproduzione simbolica della duplice costituzione umana, fatta di corpo e mente - all’organismo primario che l’aveva generato, ovvero il Priorato di Sion, altra realtà di cui la cultura "pretende di ignorare" l’esistenza. L’Ordine dei Templari non era infatti che un "corpo", visibile ed esposto, la mente del quale era rappresentata da un’organizzazione esoterica, chiamata Priorato di Sion, la quale continuò ovviamente ad esistere, anche dopo la cancellazione dalla scena pubblica dell’Ordine dei Templari.

Il compito che il Priorato di Sion si era assunto fin dalla sua fondazione, ad opera di Goffredo di Buglione nel giorno della vittoriosa conclusione della prima crociata, era quello di mantenere viva e disponibile per l’umanità la Conoscenza della "Tradizione", della quale si tratta diffusamente in altra parte del nostro sito. Per conseguire lo scopo, il Priorato si era servito pubblicamente dei Templari, ma, dopo la loro eliminazione, per proseguire nell’intento, si rendeva necessaria la costituzione di un altro organismo che li sostituisse. È a questo punto che incomincia di fatto la storia dei Rosa+Croce.

Questa storia non poteva essere conosciuta se non attraverso il racconto di qualcuno che ne fosse stato testimone; ma la lettura di questa storia, così come di ogni altra realtà storica in generale, non sarebbe stata possibile, se prima non si fosse pervenuti a riappropriarsi del sistema di lettura della letteratura esoterica, che non è rappresentata da qualche sparuto tomo sparso qua e là, ma che è sostanzialmente costituita dall’intero corpus letterario rimasto patrimonio dell’umanità, con particolare riferimento alla letteratura sacra, quella "veramente" sacra, non quella spacciata per tale, della quale coloro che pretendono di spiegarla, non sanno neppure di che cosa stiano parlando.

Questo è il percorso fatto dal nostro Istituto, il quale ha dapprima finalizzato tutta la propria attività speculativa alla riabilitazione delle chiavi di lettura della letteratura sapienziale, grazie alla quale ora è in grado di restituire almeno in parte alla sua originale dignità la storia degli eventi e del pensiero umano. Questo percorso è stato possibile grazie ad un testimone d’eccezione, Dante Alighieri, il quale si è preoccupato, nella redazione della sua "Comedia", di realizzare il più importante testo esoterico che mai sia stato concepito da mente umana, tramite il quale si sono potute riaprire le porte della Conoscenza. Nel suo libro è infatti condensato ed esposto in sillogi tutto lo scibile umano nella sua essenziale purezza, interezza e intangibilità, e da esso possiamo estrarre anche quelle parti che interessano le vicende connesse ai Rosa+Croce.

I culturalmente condizionati diranno che stiamo vaneggiando, e che l’esistenza dei Rosa+Croce è di gran lunga posteriore alla vita di Dante Alighieri; questo è il tipico pensiero che può attraversare solo le menti di coloro che dormono il sonno dell’ingiusto, ma che pensano di essere svegli, perché credenti e fiduciosi nelle menzogne di chi ha loro cantato la ninna-nanna.

Per quanto, e per lo più a sproposito, si sia scritto nei secoli sui "Rosa+Croce", mai si è venuti a capo delle loro origini e della loro estrazione. La data ufficiale convenzionale della loro "apparizione" è il 1614 (296 anni dopo la loro costituzione ufficiale), quando viene diffuso a Kassel, in Germania, un opuscolo intitolato "Notizie intorno alla fratellanza del lodabilissimo ordine della Rosa+Croce", in abbreviazione "Fama Fraternitatis", seguito da un opuscolo sulle "Nozze mistiche", dove il fantomatico personaggio Christian Rosenkreutz peregrina per tutte le spiagge del Mediterraneo. Alcuni tra i più seri ricercatori sull’argomento hanno anche ipotizzato, sulla base di prove indiziarie, ma senza la certezza di una testimonianza concreta come quella fornita da Dante nella Comedia, una più lontana collocazione storica delle origini della confraternita: Rudolf Steiner, nel suo "Cristianesimo rosicruciano", accenna al fatto che i Rosa-Croce siano da far risalire al XIII secolo; Jean Marques Rivière, nella sua "Storia delle dottrine esoteriche" [Edizioni Mediterranee, pag. 302-303], ne colloca la fondazione intorno al 1350.

In verità, non solo il titolo dei manifesti del 1614 (Fama ) e 1615 (Confessio ), presupponeva un passato piuttosto lungo e intenso della confraternita, ma lo si esprimeva pure chiaramente: "Tutto ciò apparirà chiaro dopo la nostra confessione, perché c’è molto più in recessu di quanto possa essere immaginato" ["Fama Fraternitatis", incipit, trad. E. Carta]. Cesare Ambesi, nel quarto capitolo del suo libro "Le società esoteriche", scrive: "L’immagine della Rosa+Croce sembrerebbe collegarsi a orizzonti ben più lontani nel tempo. La sua prima apparizione, a quanto pare, risalirebbe ai primi decenni dell’VIII secolo, quando il duca longobardo Ratchis, prima di diventare sovrano del suo popolo, fece erigere l’altare che oggi porta il suo nome (Museo Cristiano di Cividale del Friuli). Il monumento reca infatti sulla lastra posteriore un bassorilievo diviso in due fasce: su quella superiore vi sono due croci equilatere con rosa all’incrocio dei bracci… Ci si può ora chiedere: come mai il segnacolo della Rosa+Croce è presente in un’opera longobarda di un allusivo significato simbolico? E come colmare l’arco di tempo che s’inarca dall’VIII al XVII secolo?". Le risposte fornite, soprattutto sulla base di illazioni personali, brancolano nel vago, sfiorando casualmente il vero, per poi perdersi nella futilità, come sempre quando non si articola un ragionamento su parametri certi e sicuri. Il simbolismo non è infatti un’invenzione di Dante Alighieri; la "Rosa" e la "Croce", soprattutto dopo l’avvento di Cristo, appartengono infatti alla simbologia gnostica come l’acqua e la farina al fornaio. La "rotella celtica", ad esempio, è già una silloge dei simboli della "Rosa" e della "Croce", così come presso i druidi l’emblema del dio Taramis, consistente in un disco istoriato raffigurante la "ruota cosmica". Un’invenzione di Dante Alighieri, cosa che si può ora affermare sulla scorta della sua testimonianza diretta, è invece la realizzazione di una "fondazione", che, retta sapienzialmente e filosoficamente dai princìpi simbolici della "Rosa" (simbolo della fede razionale) e della "Croce" (simbolo della conoscenza assoluta e tradizionale), dai due simboli ha anche tratto la propria denominazione [cfr. P.L.A.C., "Par.", IX; 28-31, chiosa].

Per coloro che non dormono, vedono bene e che sanno, la storia viaggia su tutt’altro binario. Nel 1314, Dante è già da una decina d’anni kadosch del Priorato di Sion, sotto la maestranza di Jean de Bar, reggente in luogo del giovane nipote Edouard, ancora fanciullo. Questa reggenza, in quel periodo così delicato, non fu delle migliori, tanto che, alla fine, Jean de Bar venne destituito. e al suo posto subentrò nella reggenza della maestranza la sorella di Edouard, Jeanne de Bar. L’Alighieri, in quell’anno, già famoso dopo la diffusione della prima cantica, "Inferno", è presente ai roghi sulla Senna degli ultimi Templari, e, nei mesi seguenti, viene ufficialmente incaricato da Jeanne de Bar, non solo del completamento dell’opera fondamentale alla quale sta lavorando da sette anni, ma anche della costituzione, secondo una diversa concezione della storia e del mandato sapienziale del Priorato, di costituire un organismo sostitutivo all’Ordine dei Templari. È infatti proprio a questo punto che con i suoi versi egli prende a raccontare la storia dei Rosa+Croce.

Nella stesura del Poema, a quel tempo, Dante era già oltre la metà del "Purgatorio". Ed ecco che, esattamente a quel punto della Comedia, dopo che un gran terremoto e un gran fragore hanno fatto"tremar lo monte" [P.L.A.C "Pur.", XX; 128], compare sulla scena l’anima di colui che fu il poeta Stazio, che non è affatto pronta per salire al cielo - che Dante avrebbe descritto in sua compagnia - ma che è invece pronta a reincarnarsi, ovvero, a tornare sulla terra, quivi tradotta dalle acque dell’Eunoè. Ai sensi connessi, il personaggio di Stazio è schermo a quello di Adamo de Belle-Femme, ovvero Adamo Bella-Donna, insigne esoterista francese (nella costruzione letteraria reincarnazione del fu Stazio) contemporaneo del vate. Una volta ricevuto l’incarico di sostituire l' Ordine dei Templari con un'organizzazione completamente diversa dalla precedente, Dante è a costui che partecipa dapprima il progetto che ha in mente, concertandone l’applicazione, per il semplice fatto che sarà proprio Adamo Bella-Donna ad essere il primo Gran Maestro di quella nascente Fratellanza, con la quale Dante intende sostituire il "corpo" mozzato dei Templari.

Si capisce bene che il progetto è completamente diverso: non più un monachesimo guerriero, non più speranze fondate soltanto su di un imperatore gnostico agente dall’alto, ma una grande organizzazione sapienziale, che, raccogliendo tutti gli "intelletti sani" del tempo, favorisca a tutto campo la prosperità della Sapienza attraverso la diffusione di testi ispirati alla Tradizione e allo Gnosticismo Cristiano, un organismo cioè operante dal basso. Negli ultimi tredici canti del "Purgatorio" e nei primi del "Paradiso", Dante narra in tempo reale tutte le sue mosse volte alla costituzione di questa fratellanza, alla quale ci dice come abbia aderito con entusiasmo un gran numero di autori del tempo. In questa narrazione assistiamo anche al transfert della figura simbolica del "Veltro", dietro allo schermo della quale non sta più il defunto Arrigo VII, ma Dante Alighieri in persona.

L’istituzione ufficiale della fratellanza rosacrociana è narrata nel IX canto del "Paradiso", dove è ampiamente illustrata anche la scelta del simbolo che la caratterizza. Dante, che di questa fratellanza è l’ispiratore e il fondatore, vi ha lavorato dalla primavera del 1314 a quella del 1318 SF, (1319 SM, esattamente duecento anni dopo che, in un analogo equinozio di primavera - momento del supremo favore celeste per dare inizio ad ogni impresa umana - nell’anno 1118 a Gerusalemme, proprio in quel "centro", in quel punto ideale dell’equilibrio cosmico, che è simboleggiato dal centro della croce, in cui Dante pone ora simbolicamente la Rosa, nove cavalieri avevano incrociato le spade con le punte tese al cielo, ed avevano di fatto costituito l’Ordine dei Cavalieri del Tempio. Duecento anni dopo, all’equinozio di primavera del 1318 SF, nasce da lui, dal nuovo Veltro, dal nuovo Gesù, la "Fratellanza della Rosa+Croce": le spade, questa volta, sono state rivolte verso il basso e sono diventate delle "croci" e delle piante di "rose" [cfr. P.L.A.C., "Par.", IX; 28-31, comm. es.].

Non più dunque una confraternita guerriera, ma una fratellanza schiettamente intellettuale tra tutti coloro le cui "penne / di retro al dittator sen vanno strette" ["Pur." XXIV; 58-59], al servizio della Santa Sapienza e della Verità assoluta, con l’intento apertamente dichiarato di "trarre i viventi in questa vita dallo stato di miseria e drizzarli a quello della felicità" ["Epistole", X; 39]; una opportunità ovviamente riservata solo ed esclusivamente a "tutti gli uomini di buona volontà" ["Luca", 2; 14 (nella versione del Vangelo non epurata)]. Tale è stato l’intento dei Rosa+Croce, nati sotto l’impulso dell’iniziativa dantesca; ed è proprio a seguito di questo impulso che ha preso vita nel secolo quel movimento sapienziale di pensiero, che verrà poi chiamato "Umanesimo".

Dopo le varie anticipazioni fornite si potrà infatti trovare nei versi 94-114 dell’VIII canto del Paradiso [cfr. P.L.A.C., "Par.", VIII; 32-38, passim] il vero e proprio "manifesto" istitutivo di quel movimento ideologico e sapienziale conosciuto oggi come "Umanesimo": "quel movimento intellettuale che accompagnò la nascita e lo sviluppo del rinascimento nella seconda metà del secolo XIV", ma del quale la cultura ignora, oltre che lo spirito, l’intento e la data di nascita, anche le origini, i suoi fondatori e il suo vero ispiratore. Sarà sufficiente, come esempio, ricordare che uno dei monumenti dell’Umanesimo è rappresentato dal "De falso credita et ementita donatione Constantini", denuncia sulla "Falsificazione della donazione di Costantino" di Lorenzo Valla, il quale ha soltanto fatto propri ed elaborato in chiaro i supporti già forniti da Dante in alcuni passi della Comedia e, in particolare, nel "De monarchia". Basta scorrere un qualsiasi profilo di tale movimento per capire che nulla si è compreso di ciò che esso aveva voluto significare. In effetti l’Umanesimo non ha avuto niente a che vedere con il Rinascimento, che scaturisce proprio dall’incapacità di comprensione dell’Umanesimo da parte di coloro che si vantavano d’essere degli intelletti sani, essendo solo dei perdigiorno. La definizione, pure tardiva, è comunque esatta, essendo stata formulata da coloro che, ai primi dell’Ottocento, reagendo alle bestialità dell’Illuminismo, avevano concepito il tentativo di un ripristino della filosofia umanistica, degenerato poi, sempre per gli stessi motivi di presuntuosa ignoranza di chi vuole essere ciò che non è, in un becero neoclassicismo, finalmente a sua volta naufragato nella cloaca del decadentismo.

Quando, nel 1614 apparirà il famoso "manifesto rosacrociano" chiamato "Fama fraternitatis…" (Notizie intorno alla fratellanza del lodabilissimo Ordine della Rosa + Croce), promosso dall’allora Gran Maestro del Priorato di Sion, Robert Fludd, inducente a far ritenere che quello fosse il principio di questo movimento spirituale e sapienziale, erano in effetti trascorsi esattamente trecento anni da quando l’Alighieri era stato incaricato ufficialmente dall’allora Gran Maestro del Priorato, Jeanne de Bar, della missione di istituire e intitolare questa fratellanza; e il libro che si dice sia stato trovato in mano a Christian Rosenkreutz, all’ideale apertura del suo sepolcro, è il "Libro T", ovvero "Libro del Tau": non un libro qualsiasi, bensì proprio la "Comedia" di Dante Alighieri, il "Libro" per eccellenza di tutte le generazioni d’intelletti sani venuto dopo di lui, e dal vate stesso indicato quale fonte primaria per la raccolta dell’acqua pura della Conoscenza trascendente per la rinascita spirituale, individuale e collettiva [Cfr. P.L.A.C., "Pur", XXIV, 45-52, passim e nota 3].


"P.L.A.C." = Prima Lettura Analitica Comparata della "Comedia" di Dante Alighieri, di nascita, non di costumi fiorentino, secondo le intenzioni della sua scrittura. – testo fondamentale del Dantismo Tradizionale.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Agosto 2010 03:17
 
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