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Il sentiero della Tradizione

 

 

Per quanto detto nella nostra introduzione all'argomento, nella Tradizione è insito il rapporto umano con l' Universo. Credo che nessuno, nemmeno il più agnostico degli individui, possa negare che l'Uomo è parte di un complesso, di un insieme, che chiamasi Universo. In esso ogni singola parte, ogni componente, ogni struttura, dalla più piccola alla più grande, si caratterizza per l'uniformità del modello costitutivo e per l'osservanza di una sorta di regolamento immanente.

Se tutto, nell'insieme, funziona in questo modo, non si vede perché l'elemento umano, che di questo complesso è una straordinariamente piccola e insignificante componente, non debba fare altrettanto. Da cosa derivi l'ordine costituito è una delle domande che l'Uomo ha cominciato a porsi fin da quando si è reso conto di essere in grado di farsi delle domande.

È stata proprio l'intuizione della coscienza di essere in grado di porsi dei quesiti, che ha determinato la consapevolezza, per l'Uomo, della sua peculiarità, rispetto al restante mondo circostante. Chi abbia la possibilità di porsi delle domande non può esimersi dal cercare in qualche modo le risposte, perché è nelle risposte che l'angoscia, l' ìrrequietezza, l'insicurezza e la paura si placano. Darsi delle ri sposte significa costruire la propria tranquillità, la propria felicità. E' necessario, comunque, darsi delle risposte veritiere.

Trascurando le banalità, le domande topiche che l'Uomo si pone e alle quali sembra non avere la possibilità di una risposta certa sono essenzialmente e fatalmente tre: «da dove vengo, chi sono, dove vado»-. Sul fatto che sembra impossibile avere una risposta certa a questi tre quesiti fondamentali, esercizio primario della mente umana, si è accentrata, concretata e sviluppata l'immane tragedia dell'Umanità, determinando il disagio esistenziale, il dramma della sua vita, gli equivoci che accompagnano ogni sua scelta, e l'impossibilità di trovare serenità e pace nella sua esistenza fisica.

Ma è poi vero che all'Uomo è negata la possibilità della certezza sulla verità che deve accompagnare la risposta a quelle tre domande? La Tradizione lo nega, e afferma non solo che si può avere la certezza nella veridicità di una risposta, ma che, nel cercare questa verità e ottenere questa certezza, consiste il solo scopo della vita individuale dell'Uomo, sia come singolo individuo, sia nelle sue forme di aggregazione e organizzazio ne comunitaria. Individuare queste giuste risposte è possibile, perché esse si trovano nel corredo di «tutto ciò che è stato originariamente consegnato»; le risposte sono, quindi, nell'Uomo stesso e se sono in lui non può per nessuno essere impossibile rilevarle. Se l'Uomo non lo fa è perché non "conosce sé stesso".

Anche questo assioma è una frase antica. Noi la ricordiamo perché scolpita nel timpano del tempio oracolare di Apollo delfico; ma per la Tradizione, essa è stata la prima risposta che l'Uomo si è dato ai tre quesiti che lo angustiavano, traducendo così il proprio pensiero: «Se vuoi sapere da dove vieni, chi sei e dove vai, conosci te stesso, troverai così la risposta vera». Va da sé che tutte queste considerazioni implicano ciò che abbiamo detto essere il fondamento della dottrina della Tradizione, ovvero l'attività della mente, lo sforzo del sapere, del conoscere, del ragionare in un certo modo, grazie al quale sia possibile non nutrire dubbi sulla coerenza verace delle risposte stesse. Questo metodo di valutare le cose si basa su quanto abbiamo posto in premessa, ovvero la nostra precisa appartenenza all'organismo che chiamiamo Universo. Dunque, se noi siamo parte dell'Universo che è identico a sé stesso in ogni sua parte, per analogia, conoscere l'Universo equivale a conoscere noi stessi.

Poiché sembra più facile indagare esternamente che nel proprio intimo, seguiamo insieme questa strada. La scienza comune ci dice che gli ele menti essenziali costitutivi dell'Universo, materia ed energia, in realtà una sola cosa, stanno tra loro in perfetto equilibrio, così come ogni altra componente dell'Universo nelle varie aggregazioni; pertanto, l'esistente è composto dalla combinazione di una duplicità antitetica essenziale, resa attiva dall'energia che si realizza in ragione dell'antitesi stessa. Analoga sarà la natura duplice della materia che compone l'essere umano, il corpo e l'anima, e identico il meccanismo antitetico che le caratterizza, sviluppante quell'energia che chiamiamo spirito. Lo stato ideale dell'individuo si realizza, quindi, quando tra corpo e anima è stabilito il perfetto equilibrio. Fine precipuo dell'Uomo è trovare e mantenere questo equilibrio. L'immutabilità, l'eternità e la non manifestabilità appartengono soltanto all'unicità, che è essenza spirituale; tutto ciò che è soggetto alla ricezione dei sensi è, invece, duplice, e per questo il mondo fisico è manifesto, mutevole, finito e alterabile. Poiché è nell'alterazione dell'equilibrio che si realizza il mondo della manifestazione, l'impresa umana consiste nel contrastare l'alterazione, realizzando l'equilibrio individuale e collettivo. Appurate le caratteristiche del mondo dello spirito immanifesto e quello della materia manifesta, seguiamo per il momento la fenomenologia della materia manifesta, che chiamiamo "Natura", e che funzionerà ovunque nello stesso modo, anche nell'Uomo.

 

L' Uomo è una delle componenti della Natura, che, come tutti gli esseri esi stenti, presenta delle caratteristiche comuni e specifiche, tra le quali vi è quella che individua in modo preciso la sua specie, ovvero l'intelletto. Egli si riconosce Uomo quando compren de di avere l'intelletto, il quale gli consente di formulare delle domande e di cercare le risposte e, con la sua facoltà razionale, che gli permette finalmente di identificare la risposta esatta alla domanda formulata, qualunque essa sia. L'intelletto è, quindi, l'elemento primario che viene consegnato all'Uomo, perché esso sia quello che deve essere, ed è dotato di strumenti operativi come l'intuìzione e la ragione, la memorìa e la facoltà analogica, con le quali forma il più articolato complesso che chiamiamo "mente".

Definendola con ancora maggiore proprietà, possiamo ritenere la Tradizione come «la testimonianza del rapporto dell'Uomo con la propria mente». Da qui la necessità assoluta, per l'Uomo, di provvedere, assieme a quella del corpo, alla perfetta salute della mente, alla quale non è stato mai dato il giusto riguardo, e la conseguenza di tale trascuratezza è che l'intelletto cieco non riesce a darsi le risposte che contano; anzi, ritenendo impossibile averle, si affida a una fede cieca e irrazionale nell'inspiegabile, in quella che è una vera e propria abdicazione alla propria identità. L'intelletto sano sa, invece, molto bene dove e come cercare tutte le sue risposte. Sa che è parte della Natura, la quale è la realtà manifesta dell'unità non manifesta, e che, assieme, altro non sono che l'estrinsecazione manifesta di ciò che è immanifesto, assoluto e infinito.

Non ci sono, quindi, dubbi per l'intelletto sano circa la propria provenienza, rintracciabi le soltanto nell'unicità essenziale universale. Certa e sicura è, quindi, la risposta che egli dà al primo quesito: «Da dove vengo?». Guardandosi intorno, l'intelletto sano non ha difficoltà a capire quale sia la caratteristica del moto dell'Universo, circolare in ogni sua forma, ciclico nella sua essenza, onde tutto ritorna a ciò che era stato, sia pure in tempo e modo diversi. È evidente come l'esistenza si dipani amorevolmente nella sua fatalistica evoluzione ciclica e uniforme. Dunque, se il mondo della manifestazio ne, dell'alterazione, della finitezza, è caratterizzato da un movimento ciclico che garantisce il ritorno, anche l'Uomo avrà nel suo destino un ritorno, il ritorno all'origine, ovvero alla condizione dalla quale è partito. Certa e sicura è, quindi, la risposta che egli dà al terzo quesito: «Dove vado?».

Nella certezza dell'origi ne e della meta, l'intelletto sano ha davvero ben poche difficoltà a rilevare la corretta risposta anche al secondo quesito. Esso sa bene che l'anima del mondo, ciò che fa muovere l'Universo, non può che essere una forza assolutamente unica e positiva: se fosse duplice, non potrebbe vantare la condizione dell'infinità, prerogativa esclusiva dell'unità, che, come tale, non può ammettere la duplicità tra bene e male, ma soltanto una o l'altra cosa. Poiché l'Universo mostra solo armonia e amore, è evidente che il suo motore non può essere caratterizzato dalla malvagità, ma dalla benevolenza; per cui all'armonia e all'amore dovranno essere rapportate tutte le condizioni dell'unicità esistenziale, e di quella umana, che la riflette. Poiché i fatti contrastano con questa ipotesi, e l'esistenza dell'Uomo non è solo bontà, armonia e amore, è evidente, per l'intelletto sano, che l' anomalia sta nell' Uomo stesso, incapace di mantenere il giusto equilibrio del proprio essere; nello squilibrio si rileva l'anomalia, l'imperfezione e finalmente ciò che è errato e ciò che è male, ovviamente in rapporto ai principi dell'esistenza, che, come visto, sono improntati al bene, e che costituiscono i parametri cui si rifà !'intelletto sano per sapere se le risposte che si dà sono conformi al vero.

L'intelletto sano constata che, nella società in cui vive,il denaro ha sostituito appieno ogni altro valore sostanziale ed è assurto a fondamento educativo, diventando l'emblema stesso della realizzazione individuale; ma vede anche che questa società é letteralmente plagiata dalla moneta; è una società scontenta, malata, in eterno conflitto con sé stessa; e allora non ha certo difficoltà a capire che il denaro, e il sistema su di esso costruito, non hanno niente a che vedere con l'esistenza dell' Uomo, ma sono un'invenzione della deficienza mentale, che trasforma la vita in un'espressione di dolore,in luogo di un'espressione di felicità e di gioia. Una condizione che altrettanti intelletti malati accettano passivamente. Perché? Una sola la risposta: per follia. In ragione alle verità fondamentali, l'intelletto sano sa sempre la risposta esatta, perché la sua salute gli consente di riconoscere con certezza quali siano i parametri di riferimento a cui rapportare il ragionamento e le proprie deduzioni.

Sa che nella perfetta coerenza tra il suo pensiero e i principi della Natura egli troverà in ogni momento l'ineccepibile conferma di non sbagliare, di essere nel giusto e nel vero. Per contro, tutto ciò che sarà in attrito, in disaccordo, in disarmonia, per non dire in antitesi, con tali principi sarà un errore, quindi da evitare.

È esattamente in questa conformità che s'identifica l'ordine costituito, e l'ordine costituito altro non è che la Legge della Tradizione.

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