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Venendo all’argomento del nostro discorrere, sarà da precisare cosa è da intendersi per “Tradizione”. Come molti altri concetti, quello espresso originariamente da questa parola non corrisponde a quello convenzionale odierno, per il quale si ritiene tradizionale tutto ciò che da qualche tempo viene periodicamente ripetuto, come una fiera o una sagra paesana, un appuntamento culturale, una manifestazione folcloristica, e quant’altro. Il vocabolo deriva infatti dal latino “tràditus”, che significa “dato, consegnato”; ciò che è tradizionale è “ciò che è stato consegnato”, e la Tradizione è quindi “tutto ciò che è stato consegnato”. Parlando di concetti fondamentali, che riguardano la storia del genere umano, è chiaro che questa consegna non è certo quella che si può ritenere effettuata, in un qualunque momento della storia, da un certo uomo ad un altro uomo. “Tutto ciò che è stato consegnato” è quanto dal Principio, dall’origine, da Dio, è stato consegnato all’uomo nel momento della sua definizione; ovvero all’incipit della sua esperienza terrena, all’inizio del sentiero del proprio cammino; e, ovviamente, “tutto ciò che è stato consegnato” riguarda la corretta percorrenza di quel sentiero, a cominciare dalle informazioni di base, ossia il luogo di partenza, la direzione da seguire e la meta, coincidente con il ritorno al luogo di partenza. “Tradizione” è quindi l’intero bagaglio essenziale dell’uomo spirituale, retaggio che egli si porta appresso nella successiva manifestazione fisica, e al quale deve in qualunque momento rifarsi per non sbagliare, per proseguire con sicurezza lungo il retto cammino nel mondo finito della manifestazione e dell’alterazione, onde non incorrere nell’errore, nella penalizzazione, e nel procrastinamento del proprio ritorno, in modo degno, all’immobile, inalterabile e infinito mondo dello spirito, all’origine, finalità in cui si sigilla lo scopo della prova esistenziale, e in cui si riconosce quella che comunemente chiamiamo “salvezza”.
Come si potrà facilmente desumere, questo “tutto ciò che è stato consegnato” rappresenta il solo ed unico referente che possa garantire la salvezza, per cui la dottrina della Tradizione, che perpetua il messaggio relativo al “tutto ciò che è stato consegnato” da Dio alla creatura uomo, in funzione della sua salvezza, sia inoppugnabilmente la sola a costituirne la garanzia, escludendo l’esistenza di qualcosa di alternativo ad essa, che possa fare altrettanto.
Il sentiero della Tradizione è quindi, per definizione, unico, e ha avuto inizio da quando l’uomo, esercitando la propria distintiva facoltà intellettuale, ha cominciato a lasciare le proprie impronte nell’universo, ovvero da quando ha incominciato a seguire o meno, in rapporto al buono o cattivo funzionamento della propria volontà e del libero arbitrio, i dettami contenuti in “tutto ciò che è stato consegnato”, traducibili nella parola “Legge”. La dottrina della Tradizione è quindi l’originario e perpetuo testimone della Legge, che regola l’esistenza totale del mondo manifesto, ma che è particolarmente riferita all’uomo, in quanto egli è il solo ad avere la possibilità di trasgredirla, grazie al proprio libero arbitrio, mentre tutto il resto di ciò che esiste nel mondo manifesto, privo di questo libero arbitrio, non può farlo.
Si deduce, per conseguenza, che nel portato della Tradizione trovarsi solo ed esclusivamente la “verità”. Con la verità, infatti, la Tradizione condivide la caratteristica dell’unicità: come, per quanto detto, esiste soltanto una Tradizione valida, così esiste una sola verità, ovvero esiste “la verità”, che non ha bisogno di alcuna precisazione, apposizione o aggettivazione, per essere ritenuta unica, in quanto, tutto ciò che non è ciò che essa è, chiamasi “opinione”. Di fatto ogni opinione è falsità, poiché, nel momento in cui un’opinione corrisponde alla verità, cessa di essere un’opinione. Le opinioni sono quindi accettabili soltanto in via dimostrativa per assurdo, ovvero per dimostrare che, non corrispondendo alla verità, sono delle menzogne. La verità, per parte sua, non abbisogna di dimostrazione, come non abbisogna di dimostrazione tutto ciò che di per sé è. Necessita, al contrario, di una dimostrazione “convincente” tutto ciò che non è verità, ma un’opinione alla quale si vuole conferire l’attribuzione di verità.
Come la menzogna ha facile accesso ed è facilmente condivisa dall’intelletto non sano, infermo nel pregiudizio, altrettanto facilmente la verità è percepita e accettata dall’intelletto sano, che può riconoscerla, dacché si accorda armonicamente con i parametri relativi a “tutto ciò che gli è stato originariamente consegnato”. L’intelletto sano “vede”, l’intelletto malato è inibito alla vista, è cieco; motivo per cui la salute mentale ha un’importanza fondamentale. A tale infermità visiva concorrono tutte quelle forze che contrastano con la Tradizione, e che sono ovviamente scaturite dopo di essa, per “deviazione dalla retta via”. L’accecamento è perseguito in molti modi, peraltro riconducibili a un denominatore comune: “l’ignoranza”.
L’uomo che non sa è facile preda di qualunque plagio; l’uomo che non sa la verità è un uomo smarrito, che ha bisogno di guida, ed è quindi disposto ad accettare qualunque offerta di guida. Non sapendo, non sa neppure distinguere la bontà o meno della guida, per cui finisce per farsi pilotare da chi è nelle sue stesse condizioni, e che fatalmente lo trascina nella direzione sbagliata. L’ignorante che ha desunto convinzioni altrui non ha alternative, per cui non può permettersi di confrontarsi su nulla; può solo difendere ad oltranza le opinioni acquisite e fatte proprie, unico fondamento dell’intero suo effimero mondo. Porre in discussione i presupposti di un’intera esistenza per scoprire che si è sbagliato tutto, che si è stati turlupinati, ingannati, presi in giro e beffati per gli scopi più abbietti, necessita di quel coraggio che l’intelletto infermo non possiede, per cui preferisce restare nell’errore, piuttosto che farsi prendere dalla disperazione del fallimento del proprio ego.
Per Tradizione, in relazione alla specie, dobbiamo quindi intendere l’uomo nella sua essenza, con la dotazione originale di tutte gli elementi che contribuiscono alla definizione della persona integrale. I contenuti della Tradizione, ovvero la dottrina che supporta la Tradizione, è ciò che è necessario riconoscere, sapere e attuare, il che ci riconduce al concetto di Conoscenza quale obiettivo primario dell’esistenza. Che questa dottrina sia congrua allo sviluppo integrale dell’elemento umano, che essa coincida con la verità e quindi la rappresenti, e che pertanto non abbia alcun bisogno d’essere dimostrata, è confermato da molti fattori, il più importante dei quali è certamente la sua immutabilità. La dottrina della Tradizione, dall’origine dell’uomo, non è mai cambiata nel tempo, non ha mai avuto bisogno, come si suol dire, di “adeguarsi ai tempi”, né di rivedere i propri concetti fondamentali o marginali, in funzione della mentalità corrente nei diversi periodi storici. Come la verità, essa è unica e inderogabile.
Non avendo alcun bisogno di essere propagandata o spiegata, essa è sempre stata oggetto di riservatezza, né mai si è avvalsa di apparati di divulgazione di massa, di istituzioni di vario genere, di una gerarchia che la rappresenti e la interpreti. La Tradizione è qualcosa di talmente intimo e personale che, se l’uomo stesso non la riconosce in sé, nessuno gliela può insegnare o presentare o esporre o suggerire e, tantomeno, inculcare e imporre con violenze o ricatti di vario genere. Una volta riconosciuta come parte di sé, l’uomo può cercare, se lo desidera, un aiuto in qualcosa che gli sia di supporto all’iter di conoscenza; può trattarsi semplicemente di un libro, oppure di un maestro, anche non vivente, ma semplicemente spirituale. Ed è l’allievo a scegliersi il proprio maestro, non viceversa, come nell’uso corrente, per non parlare del relativo insegnamento.
Infine, (limitandoci per ora solo ai tre aspetti più importanti) la dottrina della Tradizione non chiede nulla all’individuo, se non di essere conosciuta e seguita. La sua essenza è squisitamente intellettuale, mentale e spirituale, e come tale svolge il proprio compito, del tutto estranea ai materialismi che non competono alla sfera dello spirito, anzi, sono di esso i nemici più insidiosi e acerrimi. La dottrina della Tradizione non chiede lasciti, non chiede elemosine, non sollecita vitalizi, non vende indulgenze, non commercia gli ambiti del metafisico e dell’assoluto, non avanza in alcun modo e per nessuno scopo richieste di denaro, non possiede beni materiali, né aspira ad averne, non promuove crociate, né guerre sante: il suo solo scopo è quello che, per suo tramite, l’individuo pervenga alla salvezza, grazie alla liberalizzazione delle proprie facoltà personali. La Conoscenza è libertà di scegliere la salvezza, un inalienabile diritto universale, legato ad un solo possesso, quello della Tradizione. Il resto non conta proprio nulla.
Ci resta ancora da aggiungere brevemente, in questo primo approccio, che il maggiore autore di questa era sulla dottrina della Tradizione è stato Dante Alighieri, attraverso i testi del quale, meglio che con ogni altro mezzo, è raggiungibile la conoscenza totale della dottrina della Tradizione; perciò sovente a lui, in futuro, faremo riferimento e di lui tratteremo.
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