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Il sentiero della Tradizione

 

Abbiamo detto che la Tradizione esiste, ma non fa nulla per "vendere" se stessa. Equivocando poi sul significato della parola "segreto", molti pensano che i concetti inerenti la dottrina siano esclusi alla comune possibilità di conoscenza. Da qui deriva la domanda corrente di molti, relativa alle possibilità di accesso ai portati della dottrina della Tradizione. Come già altrove accennato, è sempre sull' essenza della parola, sulla forza del logos, che dobbiamo intenderci, separando i significati originali da ogni successiva aberrazione.

Il secretum latino deriva dal verbo secerno, che ha il significato di "separare" e che, come ben si vede, non ha nulla a che vedere con il "nascondere". L' etimo suggerisce, quindi, l'esatto significato di "segreto" o secreto per "ciò che è stato separato", ed è in tal senso che l' intendono i tradizionalisti e gli iniziati, riferendosi al fatto che, dal coacervo dell'opinionismo dilagante nel mondo, è necessario secernere, separare, distinguere, la verità, e che, in ogni caso, la verità, ovvero il portato della Tradizione, da sempre è stato separato dal culturalismo convenzionale dei profani.

Di conseguenza, non appartenendo all'opinione dei più, "ciò che è stato separato" risulta automaticamente accessibile soltanto a pochi, non già perché lo si tenga nascosto, ma solo perché dai più esso viene "rifiutato". Il concetto è ampiamente illustrato da Piotr Demianovich Ouspensky nel volume Frammenti di un inse gnamento sconosciuto, in cui l'autore afferma, riportando parole di Gurdjieff, che la conoscenza «è molto più accessibile di quanto si creda per coloro che sono capaci di assimilarla; il guaio è che la gente o non lo vuole o non lo può ricevere ... le masse non si preoccupano della conoscenza, non vogliono saperne, e i loro capi politici, nel proprio interesse, non lavorano che a rafforzarne l' avversione, la paura del nuovo e dell'ignoto».

Di quanto questo drammatico assunto possa essere vero, siamo noi stessi buoni testimoni: le nostre pubbli cazioni su Dante, il maestro più grande che il mondo abbia avuto in fatto di dottrina della Tradizione, sono piuttosto note e anche lette, ma hanno ovviamente un pubblico molto ristretto, sele zionato, ovvero "distinto", "separato", da chi, per pigrizia o per convenienza, non intenda prenderne visione. Eppure in esse è contenuto quanto serve a entrare nel mondo della Tradizione e adire la verità assoluta che essa tramanda, il che, se mai ci fosse stato, eliminerebbe ogni forma di segretezza convenzionale.

Molti pretendono di disquisire sull' argomento senza affrontarne lo studio, ignorandone le basi e i fondamenti. La Tradizione, la Conoscenza, la gnosi, sono lì, pubblicate, affatto "secretate", secondo il becero significato corrente, eppure, chi non vuole, non le vede ugualmente, analogamente ai portati della dottrina tradizionale o gnostica, che sempre sono stati a disposizione degli "uomini di buona volontà".

Il fatto è che di tali uomini il numero è davvero esiguo. Potrebbero essere affisse ai muri come gigantesche plance cinematografiche e ciò non varrebbe a farle notare di più, perché i ciechi non hanno questa capacità; mentre, chi vuol vedere, vede ugualmente.

A questi significati di "segreto" o secreto, strettamente  attinenti all'etimo del lemma, se ne aggiunge un terzo, al quale si arriva per traslato, e che oggi è ampiamente usato in biologia, per  indicare il prodotto offerto dalla ghiandola. In effetti, la ghiandola non fa altro che separare chimicamente al suo interno un certo prodotto, per poi offrirlo all'utilizzo del  fisico per la propria opportuna funzionalità. Non per questo la ghiandola, operando la secrezione, intende escludere il suo secreto  alla conoscenza di chi desideri saperne di più. In tal senso la dottrina della Tradizione  è una ghiandola molto importante, essenziale all'esistenza dell'uomo, per il quale "secerne" l' essenza idonea alla correttezza dell'esistenza, sia fisica, sia spirituale: il siero, l'enzima della verità delle cose.

È un enzima che agisce direttamente su ciò che costituisce la qualità distintiva della specie: l'intelletto, che non ha alcun organo specifico a sostenerlo, ma dal quale, ugualmente, tutto l' organismo è dipendente. Il secreto della Tradizione è disponibile, ma l' intelletto umano deve decidere, in piena libertà di discernimento, se assumerlo o meno.

La similitudine proposta per semplificare il concetto non rende peraltro giustizia alla verità delle cose, e questo ha ancora a che fare con il significato di "segreto" o secreto. Il secreto della Tradizione non è, infatti, un prodotto su di uno scaffale, che l'intelletto possa decidere di assumere o meno, ma è già parte essenziale dell'intelletto medesimo; per cui la presenza sullo scaffale del secreto della Tradizione, non rappresenta altro che uno stimolo idoneo, per la sua testimonianza, a suggerire di rendere attivo ciò che l'intelletto già potenzialmente possiede.

Se l' intelletto che percepisce lo stimolo decide di attivarsi in conformità, !'individuo che lo possiede deciderà di affrontare !'impresa di addentrasi nel sentiero della Tradizione; viceversa, lo ignorerà, e resterà uno dei tanti dormienti che girano per il mondo, danneggiando se stessi e la comunità, illusi di essere svegli e pensando di fare qualcosa per il loro meglio.

Il rapporto fra intelletto e "testimonianza del secreto" è, quindi, un rapporto di simpatia per affinità ancestrale, in quanto l'intelletto è in partenza qualcosa di secreto, ovvero di distinto, di diviso dall'individuo, ma anche qualcosa di ereditario all'individuo medesimo; rifiutarlo equivale a rifiutare se stessi, agire contro il proprio interesse, negarsi l' identità.

Meglio di qualunque altra fonte di sapienza, la gnosi, verseggiata da Dante nel venticinquesimo canto del Purgatorio, ha spiegato il motivo di questa affinità.

L' intelletto è, infatti, il dono di Dio, integro e puro, assolutamente uguale per tutti, immesso nell'individuo nel corso della gestazione, in coincidenza con il perfezionamento del cervello, e in tal senso, è, quindi, qualcosa di originariamente distinto, separato, secreto, dall'individuo stesso: è lo spirito, ovvero una parte della sua anima, definita razionale.

Ma esiste pure un' altra parte di quest'anima, nella quale si configura l' ereditarietà individuale, che incomincia a lavorare ben prima del perfezionamento dell' intelletto, ossia a partire dal concepimento dell'embrione, e che reca con se tutte quelle informazioni, buone o cattive che siano, retaggio dell'individuo che l' aveva ospitata nell'incarnazione precedente.

Questa parte dell'anima, detta vegetativa e che si evolve in sensitiva, viene inglobata dall'anima razionale, che la informa, a quel punto, circa le proprie possibilità catartiche, apportandole il mezzo per effettuarle: la Grazia.

In tal modo, ciò che era secreto, diventa unito nella totalità dell'anima umana del feto, nel quale ciò che era sciolto si coagula. Ma ciò non basta, perché nascendo alla vita, l' uomo deve riconoscere in se stesso tutte queste cose, secondo il monito più antico del mondo, che recita: «conosci te stesso».

In presenza dello stimolo che la testimonianza della Tradizione può offrire, (questo è il suo scopo), egli può decidere di svegliarsi e di procedere in modo da ripristinare la sua totale associazione; così il secreto, il diviso, il distinto, tornerà a informare tutto il suo essere, ripristinandone l' essenziale unità spirituale, e salvandolo nella spirituale coagulazione finale.

Questo sarà un "uomo di buona volontà", che ha reagito positivamente alla consapevolezza del proprio errore, indotta dalla testimonianza palese della Tradizione.

 
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