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Da tempo ormai, grazie ad un sistema mediatico che lo consente, assistiamo alla metamorfosi in evento culturale di un ben riuscito progetto commerciale (di quelli che soltanto gli americani sanno confezionare straordinariamente bene), al carro del quale, sempre per interessi d’infimo grado, sembrano tutti desiderosi di aggrapparsi. Ci riferiamo al caso Dan Brown e al suo romanzo, intelligentemente scritto sull’onda di un periodico revival di certe argomentazioni di neogotica memoria, che negli ultimi anni sembrano avere indotto all’isteria l’opinione pubblica mondiale.
Siamo indotti anche noi a tuffarci in questa follia, anzitutto perché l’argomento ci tocca davvero molto intimamente, e poi, con un minimo di senso di responsabilità oggettiva, per fare un po’ di chiarezza a vantaggio di quelle persone che, non avendo del tutto abdicato al proprio cervello, si domandano che cosa stia succedendo.
Gli argomenti misteriosi, che poi sono più o meno sempre gli stessi, non mancano di fare presa nelle menti malate di superstizione. In realtà in essi di misterioso non c’è proprio nulla, se non quello che vogliamo far credere che ci sia. Non si spiegherebbe diversamente il successo dei ciarlatani, divenuti miliardari vendendo suggestioni. Il passato è pieno di motivi di tal genere e, sulla scorta della letteratura che ne ha parlato seriamente, ma non è più capita, s’ingenerano le storture e le deviazioni che portano a questi “fenomeni commerciali culturalmente travestiti”.
Compito del nostro Istituto è proprio quello di evitare questa fenomenologia, dando un volto preciso ai cosiddetti “misteri del passato”, i quali, per la stragrande maggioranza, appartengono tutti alla Tradizione ed erano un tempo la realtà quotidiana, l’osservazione dei fenomeni, la speculazione dell’intelletto nell’uomo e intorno ad esso.
Oggi già non si contano i libri, le trasmissioni televisive, le riviste, le rubriche e i santoni, che, ospitati a destra e a manca, ostentano lo svelamento di questi presunti “misteri”. Se manca questo sale in tavola, nessuno si accomoda a mangiare. Ed è ridicolo il fatto che con tutti questi svelatori di misteri ci sia ancora un mistero non svelato. In questo mercato, Dan Brown ha fatto solo il suo dovere, ricucendo, con brandelli di mezze verità suggestive e l’accondiscendenza alla prurigine nazional-popolare, un romanzo fantastico, che tale è, e tale dovrebbe restare: realtà romanzesca, punto e basta.
In realtà così non è, perché chi lo ha letto, nella più completa ignoranza delle cose, pretende di averci visto dentro qualcosa di vero. In un interessante articolo pubblicato in “The New York Review of books” (luglio-agosto 2004) a firma di Francesco Longo, leggiamo: “Il lettore comune ha la sensazione di star leggendo qualcosa di <<veramente>> culturale. Sente parlare di Boccaccio, Pilato, Giotto, Cecco Angiolieri, Lancillotto e Ginevra e avverte la sensazione di stare dietro le quinte della composizione di alcuni capolavori… si sente quasi a contatto con una letteratura alta. Allo stesso modo il lettore colto (erudito) è gratificato dalla lettura, perché si riconosce in grado di cogliere ogni riferimento che crede possa sfuggire all’altro lettore. Che intanto gode perché impara che Dante non ha sposato Beatrice, ma una Donati. L’erudito sa che la Donati si chiamava Gemma. La semplificazione è sempre nascosta dentro auree ritenute dotte. Né è riprova il fatto che, sull’onda di un fenomeno dilagante, con tendenza a far passare per verità storiche gli artifici di Brown, si è sentita in dovere di dire la sua anche la Chiesa, risaputamene molto prudente in cose del genere. Resta il fatto che nessuno di coloro che parlano scrivono, intervengono, opinano e sentenziano al proposito, nessuno, ripetiamo, sa assolutamente nulla in merito agli argomenti di cui si tratta. I più parlano per sentito dire; altri per preparazione raffazzonata, altri solo per il fatto che c’è qualcuno che li ascolta.
L’autore dell’articolo sopra riportato, che ha dimostrato tanto buon senso, lo ritroviamo poi a dire, nella colonna accanto, che: “sul viaggio di Dante a Parigi, non si ha, oggi, neanche mezzo documento”. Il che significa che non sa leggere Dante e non legge chi lo sappia leggere; perché noi sappiamo bene, sapendo leggere Dante ed altre cose ancora, che lo stesso Alighieri testimonia nei suoi scritti non uno ma almeno due viaggi parigini.
In tale gazzarra sono stati irretiti pure personaggi di una certa serietà, come Micael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, autori a suo tempo di un volume molto bello, che è stato pubblicato in Italia con il titolo “Il santo Graal”. I pochi studiosi della Tradizione esistenti al mondo sanno bene che tutto quanto è scritto in quel libro è vero, salvo dettagli di scarsissima importanza. La ricerca a suo tempo fatta da questi signori è stata abile e anche fortunata, perché li ha visti approfittare di qualcosa che raramente capita: una fuga di notizie da un ambiente in cui, per secoli, questo non era praticamente mai avvenuto. Attualmente gli autori di questo testo sono stati costretti ad ammettere che le fonti alle quali essi hanno attinto, ovvero i “dossier segreti” del “Priorato di Sion”, erano dei falsi, cosa confermata anche da chi li aveva loro forniti. Dunque tutto quanto essi hanno scritto, tratto da quel documenti sarebbe falso.
Questa dichiarazione, come tutto quanto in esoterismo, ha due facce che si contraddicono e si avallano e smentiscono a vicenda. Facciamo un esempio: se noi costruiamo un falso della nostra patente di guida, ma ci mettiamo la nostra foto e i nostri dati anagrafici esatti e tutto il resto esatto, il documento è sì falso, perché non lo ha rilasciato l’autorità competente a farlo, ma quello che c’è scritto sopra è vero, perché corrisponde a verità. Chi confronterà quel documento con l’originale saprà che il documento falso non mente. Tali erano esattamente i documenti capitati in mano agli autori di quello studio; falsi perché non autentici, ovvero originali, ma dal contenuto assolutamente vero. Poiché agli effetti dello studio era proprio il contenuto ad essere importante, tutto quanto risulta in quel libro è esatto.
Non sono molti che possono fare questa affermazione; ma chi studia la Tradizione e soprattutto chi l’ha studiata con un maestro di Tradizione quale Dante Alighieri, può farlo, perché fatti ed eventi citati dal volume “Il santo Graal”, coincidono con testimonianze d’epoca rilevabili dalla corretta lettura dei testi esoterici, ermetici e gnostici, gli autori dei quali erano perfettamente al corrente dei fatti. Due diverse linee informative, che nulla hanno in comune tra loro, se non il riporto della verità dei fatti, si avallano e giustificano a vicenda; e questa è la migliore prova che la storia possa offrire allo studioso del vero. Si dice non vi siano prove o documenti attestanti il viaggio di Dante in Francia: ma come si fa a dirlo se non si sanno leggere gli scritti che lo attestano?
Attualmente, nella confusione informativa che si è creata, nessuno sa più da che parte stia la verità e chi ha interesse ad occultarla è contento; è pure contento chi non aveva alcun interesse che venisse spiattellata e così a restare sbertucciato è sempre il povero diavolo che, nella propri ingenuità pretenderebbe di venire informato da chi, invece, dell’informazione ha semplicemente fatto un commercio e se ne frega che l’informazione sia vera, se ha le caratteristiche per essere lautamente sponsorizzata
L’informazione oggi deve rendere denaro, la sua misura è quanto rende, non se è vera o falsa.
Poiché il nostro Istituto non ha di questi interessi, ma solo quello di arrivare a capire come realmente siano andate le cose in qualunque momento della storia, non c’interessa affatto né lo scoop di Dan Brown, né le chiacchiere dei venditori di fumo; ma, se sprechiamo una parola, lo vogliamo fare semplicemente per dire se, in mezzo a tutto ciò, c’è qualcuno che abbia detto qualcosa di giusto e di vero.
Prima di parlare bisognerebbe sapere; ma, come è dimostrato in tutte le nostre pubblicazioni, tutti parlano senza conoscere l’argomento del loro parlare, a cominciare da quelli che avrebbero quale precipuo scopo della loro esistenza la testimonianza del vero.
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